Ing. Carlo Liverani

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Razionalità nella radioprotezione e nella Sorveglianza fisica.

Il sito riguarda le radiazioni, come difendersene e come gestirle. Per ulteriori dettagli, in particolare sugli adempimenti di legge relativi alle sorgenti di radiazioni, vedere anche le pagine specifiche dei siti www.microsievert-dosi.com, con le indicazioni al software per la dosimetria in particolare da sorgenti beta, oppure www.misurebeta.com (quest'ultimo contenendo al capitolo "dosimetria" anche l'approccio operativo per passare dai conteggi alla dose),  entrambi peraltro di interesse anche più generale;  il secondo comprende inoltre il link al tariffario approvato dall'Ordine degli Ingegneri per le attività di sorveglianza fisica della radioprotezione. Consultare inoltre su Google il testo della recente Direttiva EU 2013/59.

LA PROFESSIONALITA’ NELLA SORVEGLIANZA FISICA DELLE  SORGENTI  BETA NELLE LORO APPLICAZIONI INDUSTRIALI

La sorveglianza fisica della radioprotezione in ambito industriale (dove le sorgenti sono molto spesso emettitori di radiazione beta) ha tre momenti 1) determinazione della "fluenza" cioè del numero di particelle che attraversano una superficie unitaria, come informazione di base, assieme alla nozione del tempo durante il quale si è misurata la fluenza, per pervenire poi 2) col calcolo e conoscendo i dati di energia di quella radiazione alla "dosimetria", cioè alla quantità di energia impartita dalla radiazione al materiale irradiato, 3) da confrontare con le definizioni di legge per la classificazione delle aree e delle persone che le frequentano.  Evidentemente allo scopo occorre utilizzare uno strumento che sia non solo sensibile alla radiazione in gioco, ma sia anche stato tarato in fluenza  in modo corretto presso un Laboratorio accreditato. Si incontra in genere una difficoltà, perché non tutti i laboratori di taratura possiedono sorgenti dello stesso tipo di quella le cui radiazioni devono essere valutate; per cui occorre seguire un percorso indiretto, tarando lo strumento con una radiazione disponibile al laboratorio, ottenendo il "fattore di taratura" certificato per quella taratura; per le tarature periodiche successive, presso lo stesso laboratorio, e con la stessa sorgente, ricavando cosi una serie di fattori distribuiti nel tempo, che consentono di ricavare un "coefficiente di determinazione" (il cosiddetto R2) che ci permette quanto meno di valutare il grado di decadimento nel tempo del rivelatore (per esempio un GM, che per la migliore geometria generale di conteggi sul campo conviene sia il tipo "pancake", a finestra piatta.) Se il laboratorio ha dei campioni di contaminazione beta li si può utilizzare per almeno una taratura di riferimento, estendendo il dato al tipo di sorgente in esame con le informazioni ricavate da pubblicazioni fidate, come il Radiological Health Handbook del BRH americano.Una taratura accurata è fondamentale, oltre ad essere imposta dalla normativa (art. 107, c.1,D.LGS. 230/95). Windows, nella sua funzione "grafici" offre la possibilità di ricavare R2,  che per un rivelatore ancora in buona efficienza. deve risultare almeno attorno a 0,8.

In funzione della qualità di energia radiante che viene assorbita dalla materia, in particolare dalla materia vivente, partendo dalla definizione occorre determinare, per ognuno dei tessuti viventi di interesse, la “dose assorbita”(eseguire cioè la "dosimetria"), calcolando il valore del rapporto dE/dm, dove dm è un elemento di massa, che potrebbe appartenere ad un organo corporeo anche in profondità, nel qual caso occorre depurare la fluenza dalla quantità di radiazione assorbita dagli strati più superficiali, la sorgente della radiazione essendo spesso esterna al corpo (caso frequente, ma non unico quello delle radiazioni naturali (v. gli altri siti citati). Quindi il problema diventa quello di calcolare il valore di dE per quel certo tipo di radiazione. Semplificando al massimo i termini del problema, mentre è relativamente facile, eventualmente utilizzando strumenti opportunamente tarati (come prevede la legge), misurare la dose assorbita da un materiale, per esempio l’aria, o comunque un materiale direttamente esposto al flusso di radiazione (esattamente come avviene per la finestra di ingresso di un rivelatore di radiazioni) è possibile disporre preventivamente lo strumento di misura in un laboratorio SIT (ora ACCREDIA),  accreditato per riferimento a standard internazionali, che però generalmente fanno servizi per le misure essenzialmente in radiazione fotonica, X e/o gamma: la grandezza di riferimento è il KERMA, (Kinetic Energy Released in Matter) da una radiazione, appunto, di solito fotonica  di caratteristiche note e dichiarate e certificate. (per ciò che si dirà qui di seguito: attenzione a non fare la dosimetria, per es. di radiazione beta, con strumenti tarati in campi X o gamma; sarebbe un errore grossolano, (oltre che una truffa verso il committente!) Attenzione sopratutto che la taratura garantisce semplicemente che la lettura dello strumento di misura è "tot" nel campo di radiazioni del tipo ed entità garantito dal laboratorio certificato, e nel materiale per il quale è stata stabilto il riferimento (in genere, l'aria); il che, di per sè,  non ha nulla a che vedere con la dose che si intente  calcolare, e che è ciò che l'E.Q. deve poi valutare. Esistono peraltro casi in cui la dose deve essere determinata rispetto a soglie o limiti che riguardano parti del corpo o posizioni ove non è possibile o comunque non pratico collocare un rivelatore di radiazioni, per esempio lo strato vivo della pelle, che è alla profondità di 0,07 mm (si veda più sopra l'accenno alla necessità di depurare preventivamente la fluenza all'epidermide, che coincide con quella alla finestra di  ingresso del rivelatore della quota assorbita dal materiale inerte interposto; inoltre non solo per radiazioni fotoniche, ma pure per quelle corpuscolari, per esempio beta, che, in particolare nelle applicazioni industriali, sono critiche sia come tempi di esposizione che come distribuzione spaziale, nel qual caso occorre, ed è fondamentale, che lo strumento sia stato tarato per quel tipo di radiazione, cosa che in genere è raro trovare, salvo che per i Geiger. La faccenda non è impossibile, ma diviene abbastanza laboriosa; (è necessario passare attraverso conteggi con un Geiger, onde procurarsi i dati sperimentali dai quali, col calcolo, risalire alle dosi; vedi le apposite sezioni dei due siti citati all'inizio). Infatti la radiazione che raggiunge il materiale “profondo” è quella superficiale, attenuata secondo meccanismi ed entità noti o conoscibili per effetto dei materiali interposti.

Per riallacciarsi a quanto si diceva all’inizio, la cosa è evidentemente solo alla portata di un “tecnico”, che deve essere sempre in grado di dimostrare, conti alla mano, tutto ciò che ha affermato, oppure ha redatto delle relazioni con struttura tale da riuscire a far comprendere ad una persona competente quale sia stato il procedimento attraverso il quale è pervenuto alle sue conclusioni. Non è ovviamente sufficiente che ci si giustifichi attraverso il riferimento a misure fatte con strumentazione che è stata presentata sul mercato con prestazioni (talvolta ancora da documentare), per es. camere di ionizzazione per dosimetria beta, magari profonda,  (si veda il dettato dell'art 107, c.1 del D.Lgs 230/95 che, per ogni tipo di radiazione impone uno strumento adatto, e specificamente tarato). Qui val la pena mettere in guardia da una possibile equivoco. In realtà chi avesse omesso di dare informazioni complete sul suo prodotto e relative prestazioni e/o limitazioni può darsi ne abbia intenzionalmente comunicato quel tanto che basti, in caso di contestazione, a sostenere che la contestazione non ha ragione di essere, non essendo possibile dimostrare che  sia stato esplicitamente affermato che quelle certe prestazioni, sicuramente non rintracciabili, e talvolta addirittura contraddette da una lettura critica dell'annuncio commerciale, possano avere indotto un professionista (certamente un po' superficiale) ad eseguire rilevazioni non tecnicamente corrette. Quindi è quanto mai giustificato che la legge preveda oggi che la professione sia esercitata da laureati in materie tecniche e scientifiche, i quali sono stati mentalmente formati ad affrontare ogni problema razionalmente e criticamente, al di là ed al di fuori di ogni contingenza locale o temporale.

E' d'altra parte evidente che, nel caso abbastanza ricorrente che il lavoro dell'Esperto debba essere valutato o giudicato circa la sua correttezza da un Ente di Vigilanza (messi per correttezza in copia di questo messaggio), chi svolge tale funzione debba a sua volta essere un "tecnico", quindi comportarsi con professionalità, per non limitarsi, come purtroppo succede di frequente, alla verifica di aspetti puramente formali (per esempio il rispetto di scadenze, la presenza di firme, ecc.) quando devono essere invece verificate la correttezza e la chiarezza del procedimento di calcolo attraverso il quale il professionista E.Q. ha tratto le sue conclusioni;  altrimenti diviene discutibile la funzione di "vigilanza" oltre quella base di "sorveglianza fisica" propria dell'E.Q., che ci si attende stia per essere innovata con la Direttiva Euratom 2013/59.[Vedasi su Google il  testo italiano di 73 pagine].

  La delicatezza dell'incarico dell'E.Q.., e le conoscenze professionali occorrenti devono avere un corrispettivo di onorario. Questo aspetto è stato trattato in modo analitico e dettagliato in www.ordingss.it/Documenti/esperti%20radiazioni%20ionizzanti.pdf .